Un assistente sintetico davvero utile

Un personal assistant dovrebbe prendere l’iniziativa spesso è mai a sproposito: discreto ma efficace nell’interagire con noi e per conto nostro. Un P.A. non dovrebbe semplicemente capire di cosa stiamo parlando ma dialogare con noi è anticipare le nostre intenzioni.

E’ inutile dire che una tale meraviglia non esiste e il meglio sul mercato non ci si avvicina nemmeno.

Eppure oggi la maggior parte di noi ha in tasca uno smartphone in grado di competere con i latop di un paio d’anni fa, un device capace di indicare la nostra posizione, ricevere e trasmettere suoni ed immagini, in grado di percepire, in molti modi, l’ambiente circostante.

Oggi i P.A. pur disponendo di più sensi di un essere umano sono per la maggior parte del tempo ciechi e sordi: per Loro noi siamo peggio del gatto di Schrödinger.
Oggi Siri incarna perfettamente quello che intendo: sa molto poco di me è di quello che faccio, quando e come lo faccio.

Eppure qualche tentativo nella direzione giusta lo si sta facendo: IOS7 e l’iPhone 5S dovrebbero (il condizionale è d’obbligo) essere in grado di acquisire maggior consapevolezza del contesto, mantenerne traccia, discriminando le attività quotidiane dell’utente, tracciandone uno storico utile al fine di ottimizzare il funzionamento del dispositivo e fornire funzioni di activity traking. Google Now si muove su di un binario non molto distante, cercando di apprendere le abitudini degli utenti per anticiparne le possibili esigenze (con risultati a dir poco deludenti). Motorola, con il suo Moto X “alwais on”, prosegue su questo sentiero monitorando costantemente l’utente.

Probabilmente quello che manca è una visione integrata necessaria per realizzare un device che incarni nel corpo e nella mente un P.A. davvero degno di questo nome. Un dispositivo in grado di spiare sempre tutte le nostre attività al fine di individuare le regolarità, mappare la nostra rete sociale e le nostre abitudini e che al contempo si mantenga ricettivo alla nostra voce e al nostro corpo in toto. Un device dalla memoria elefantiaca che impari dai suoi e dai nostri errori in modo sistematico.

L’unico vero motivo per il quale un dispositivo del genere oggi non è sul mercato è la consapevolezza da parte delle aziende dell’effetto che tale tecnologia avrebbe sul consumatore medio: paura.

Una paura simile ma peggiore dello stare seduti in un’auto priva di volante (su quello qualche speranza in più ce l’abbiamo), perché ad un P.A. efficace ci si affida interamente senza controllo ed in piena fiducia: non so quanti sarebbero disposti a fare questo passo.

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