SmartWatch come dovrebbero essere e cosa aspettarsi

Gli SmartWatch sono device considerati da molti come inutili (e non a torto tenendo conto di quanto uscito finora), tuttavia quest’anno sembra proprio che ce li troveremo sotto l’albero. Personalmente non porto l’orologio da almeno un decennio e le poche volte che lo indosso è l’iPod Nano ad essere al mio polso. Premesso questo credo che gli SmartWatch possano essere i primi device indossabili a far presa sulle masse, principalmente per le medesime motivazioni per le quali gli smartPhone hanno avuto così tanto successo:

  • sono dispositivi familiari che trovano posto nella routine di chiunque senza stravolgerla;
  • sono device personali che le persone portano sempre con sé e con i quali si crea un rapporto quotidiano;
  • sono status symbol, discreti ma ornamentali.

Questi tre fattori da soli bastano a giustificare l’acquisto di un dispositivo del genere? Forse, tuttavia per creare una nuova nicchia di mercato è necessario migliorare effettivamente la vita della gente.

Personalmente ho stilato una lista delle cose desidererei fossero integrate in uno SmartWatch ed in base alle quali sarei disposto ad acquistare e ad utilizzare un dispositivo del genere:

  • Interoperabile con un’ampia gamma di dispositivi: un device indossabile ha dei limiti dettati dal costo, dalle dimensioni e dal peso, (non può costare migliaia di euro e non può essere più voluminoso di un orologio “normale”) per cui deve necessariamente dialogare con altri dispositivi. Il device dovrebbe essere dotato di diverse tecnologie, in primis bluetooth 4 e NFC ma anche la possibilità di connettersi al wifi potrebbe essere utile. La capacità di connettersi a più device contemporaneamente permetterebbe una grande versatilità nella vita di tutti i giorni. Inoltre il rilascio di API pubbliche lascerebbe inoltre la porta aperta ad altre forme di integrazione.
  • Interfaccia utente multi-sensoriale e multi-canale: l’interfaccia utente di un micro dispositivo è l’elemento più critico perché non può appoggiarsi ai medesimi paradigmi adottati per gli smartPhone. L’interfaccia touch non può essere l’unico modo di interagire né il principale, quindi è necessario ideare nuovi modi per dialogare con l’utente. In output la situazione è piuttosto semplice, le informazioni possono essere fornite sostanzialmente in quattro modi: tramite il display in modo seriale o per codici cromatici, tramite la vibrazione (con diversi pattern di vibrazione), tramite una voce sintetica (poco pratico in ambienti pubblici ma utile in auto). In input i problemi sono più evidenti, mi aspetterei tuttavia la possibilità di impartire input vocali, gestuali e tattili (magari estendendo la possibilità di interagire anche con il cinturino).
  • Uso pratico: personalmente vedo uno SmartWatch  come un dispositivo specializzato in tre aree: il tracking evoluto, l’interazione con il mondo, integrazione con device mobili e l’utente. Per tracking evoluto intendo la possibilità di tracciare in modo molto preciso e puntuale diversi parametri legati alle nostre attività e renderli disponibili al sistema operativo e a software terzi per integrarli e rappresentarli in modo eloquente. In questo senso uno SmartWatch dovrebbe essere un contapassi professionale basato sia su giroscopio che su cordinate GPS ed altimetro in grado di sapere sempre dove sei e cosa fai. Uno SmartWatch dovrebbe inoltre essere in grado di interagire con il mondo in molti modi in primis costituendo un’alternativa valida agli altri sistemi di pagamento/abbonamento (ad esempio dovrei poter pagare e usare i mezzi pubblici)  ma anche con altri dispositivi del proprio ecosistema (TV, Tablet e apparecchi di Domotica dentro e fuori casa propria). Nell’ultima area metto tutte quelle forme di integrazione con il software del proprio smartphone; tuttavia invece di demandare a ciascuna applicazione l’onere di fornire widget ed interfacce di interazione mi aspetterei qualcosa di simile a Google Now: un assistente personale always on (come il moto x) e proattivo che mi fornisce le informazioni e gli strumenti quando servono o su richiesta.
  • Autonomia: un dispositivo indossabile dovrebbe avere elevata autonomia (una settimana sarebbe l’ideale) o in alternativa dovrebbe prevedere un sistema di ricarica senza fili (in modo di poter appoggiare il device su di un vuota tasche e ritrovarlo caricato dopo poche ore)
  • Materiali: questo discorso vale anche per i cellulari, nel caso di un orologio l’uso di materiali “nobili” diventa d’obbligo. Il dispositivo dovrebbe essere resistente agli urti  e ai graffi (l’alluminio non sarebbe una scelta azzeccata), impermeabile, leggero ed elegante (probabilmente un vetro curvo particolarmente resistente ed inserti in metallo potrebbero essere la soluzione).

Per quanto mi riguarda questa lista definisce un  device indossabile utile e potenzialmente di successo; purtroppo però sono diversi i punti critici rispetto ai quali le attuali tecnologie hanno delle lacune. Interfacce utente con le caratteristiche descritte non se ne sono mai viste e potrebbe essere complesso renderle prima di tutto efficaci e poi abbastanza semplici da essere adatte al mass market. L’autonomia e i materiali sono un’altro tallone di Achille per questa classe di dispositivi e, benché si siano fatti diversi passi verso la creazione di display resistenti e curvi e batterie che si adattano ad uno smartWatch, Apple, Google e Samsung non hanno ancora sfornato prodotti che implementino anche solo una di queste caratteristiche.

Vedremo cosa ci riserverà il mercato nei prossimi mesi, non ho dubbi che quest’anno se ne vedranno delle belle!

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