Memoria di lavoro

Nell’ambito degli studi della psicologia cognitiva sui processi mnestici, nel 1974 A. Baddeley e G. Hitch proposero un modello di memoria di Lavoro (MDL), o “working memory”, per descrivere con più accuratezza le dinamiche della memoria a breve termine.

Il “modello tripartito”di Baddeley ed Hitch venne teorizzato come alternativo a ai magazzini a breve termine formulati da Atkinson e Shiffrin. Attualmente, l’ipotesi della tripartizione della memoria di lavoro è stata ulteriormente elaborata da Baddeley stesso e da altri co-autori, ed oggi ad essa ci si riferisce come teoria dominante nell’ambito degli studi sulla psicologia della memoria.

Il concetto di Memoria di Lavoro sviluppa idee precedentemente elaborate a partire dagli anni Cinquanta dalla psicologia cognitivista, che iniziò ad occuparsi di diverse forme di memoria. La working memory è legata al concetto di memoria a breve termine, intesa come una parte di informazione che viene trattenuta temporaneamente dal sistema mnestico, ma con una capacità ed un tempo di ritenzione ridotti.
È quindi un sistema per l’immagazzinamento temporaneo e la prima gestione/manipolazione dell’informazione, costituente un link funzionale tra percezione sensoriale ed azione controllata.
L’architettura multicomponenziale del modello costituisce un superamento del classico modello di Atkinson e Shiffrin, che descrivevano la memoria a breve termine come un “magazzino unitario”, capace di contenere e manipolare le informazioni e allo stesso tempo di esercitare le funzioni cognitive, senza che i compiti interferissero tra loro.
Grazie alla teoria dei “livelli di elaborazione” (Craik e Lockhart, 1972), ed allo sviluppo delle tecniche di ricerca come il “doppio compito” e “l’interferenza selettiva“, nel 1974 viene quindi proposto da Baddeley e Hitch un “modello tripartito” della Memoria di Lavoro (poi perfezionato e integrato negli anni anche grazie alle evidenze neuropsicologiche), che prevede l’esistenza di un sistema attenzionale supervisore che controlla il flusso informativo, chiamato “esecutivo centrale”, e di due sottocomponenti funzionali: il loop fonologico ed il taccuino visuo-spaziale. I sistemi gerarchicamente sottoposti all’esecutivo centrale sono magazzini a breve termine, dedicati alla ritenzione dell’informazione rispettivamente verbale e visuo-spaziale.
Nel 2000, Baddeley ha aggiunto al suo modello una terza sottocomponente, chiamata Episodic Buffer.
La distinzione, nel modello originale, in tre sistemi separati era stata ottenuta da Baddeley e Hitch adoperando il Dual-Task Paradigms. Una performance che richiede l’uso di domini percettivi distinti è eseguita quasi come se entrambi i compiti fossero compiuti individualmente, mentre un performance che richiede per l’espletazione dei due compiti l’uso contemporaneo dello stesso canale percettivo, è condotta in maniera significativamente peggiore rispetto ad un’esecuzione seriale dei due compiti.

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